di Davide Astolfi

 

Giovedì 31 maggio, Marc Lazar presenterà a Perugia, presso la Fondazione Ranieri di Sorbello, il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Ilvo Diamanti: “Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie”.

 

I dettagli dell’evento sono reperibili qui: https://www.facebook.com/events/1843996928956872/

 

Non è mia intenzione svelare troppo del contenuto del libro e quindi invito chi può a partecipare di persona alla presentazione, però spero con queste righe di suscitare un po’ di curiosità.

 

La caratteristica fondamentale affinché io non chiuda un libro del genere a pagina 5 è che gli autori non hanno un approccio moralistico. È una tentazione diffusa, ma senza senso, perché non si moralizzano i processi: si analizzano.

 

L’argomento fondamentale è che i populismi hanno ottenuto un’egemonia talmente vasta che la struttura delle nostre democrazie sta mutando: dalla democrazia stiamo passando, secondo gli autori, alla popolocrazia.

 

Lazar e Diamanti identificano, tra gli altri, due grandi motivi per cui questo è successo: il primo è la crisi economica, che è diventata anche crisi sociale e istituzionale europea. La retorica dell’1% più ricco che parassitariamente sfrutta il restante 99% (e quindi il popolo) ha degli appigli sempre più forti alla realtà.

 

Ma questo non basta, perché il populismo si è diffuso anche in paesi benestanti e in cui il livello di esclusione sociale ed economica non è comparabile al livello di diffusione del populismo stesso. Penso per esempio alla Germania. Ci deve essere quindi “ben altro”.

 

Questo “ben altro”, secondo Lazar e Diamanti, è un cambiamento politico e culturale: è la democrazia che diventa “immediata”, nel senso della velocità e nel senso della distruzione delle mediazioni. Una gran parte del libro è dedicata alla descrizione delle caratteristiche dei populismi, tramite l’analisi di tutte le manifestazioni in Francia e in Italia dall’Ottocento a oggi: la pretesa di incarnare tutto il popolo quasi sempre sfocia in un leaderismo carismatico, che diventa molto più facile da realizzare quando gli strumenti tecnologici per saltare le mediazioni (e per illudere il popolo di potersi riferire orizzontalmente al leader) proliferano.

 

Sulla base di questo argomento, Lazar e Diamanti non circoscrivono il populismo francese e italiano contemporaneo a Front National, France Insoumise, Lega e Movimento 5 Stelle: includono tra i leader populisti anche Emmanuel Macron e Matteo Renzi. Tutto lo spettro politico francese e italiano sarebbe quindi populista in una certa misura ed è questo il grande argomento a supporto dell’idea che non siamo di fronte a fenomeni isolati, bensì a cambiamenti strutturali delle nostre democrazie.

 

Se tutti sono in una certa misura populisti, tendo a dedurne che non abbia molto senso dividere lo spettro politico in populisti e anti-populisti. Secondo me ha molto più senso continuare a dividere secondo le categorie di destra e sinistra e studiare come i concetti di eguaglianza e libertà sono declinati da ciascuno degli attori politici in campo.

 

Lazar e Diamanti non si esimono dal tentare di analizzare e distinguere populismi di sinistra e populismi di destra. Da un lato è vero che numerosi populismi di sinistra si sono sviluppati negli ultimi anni (Syriza, France Insoumise, Podemos, Corbyn stesso nonostante sia il leader del partito di sistema), dall’altro lato è vero che storicamente i populismi sono stati molto più spesso di destra. Ed è stato il marxismo a salvare la sinistra dalla tentazione del populismo. Una lezione che secondo me va tenuta a mente.

 

@DavAstolfiGreen 

 

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