di Joonas Sotgia

 Il 29 novembre scorso è stata presentata al Parlamento Europeo la Comunicazione della Commissione Ue su “Il futuro dell’alimentazione dell’agricoltura”. Flessibilità, equità e sostenibilità le parole d’ordine che dovrà avere la nuova politica agricola comune.

La politica agricola comune (PAC) è la risposta dell’Europa all’esigenza di garantire un tenore di vita dignitoso a 22 milioni di agricoltori e lavoratori agricoli e un approvvigionamento alimentare stabile, diversificato e sicuro ai suoi 500 milioni di cittadini. In quanto politica comune per tutti i 28 (a breve 27) paesi dell'UE, la PAC è definita all’art. 38 del TFUE (Trattato di funzionamento dell’Ue). Oltre a ciò, la politica agricola comune nel tempo ha ampliato i suoi orizzonti ed oggi affronta anche tutte le “nuove” sfide del mercato e dell’ambiente con un approccio vocato alla sostenibilità, alla qualità, alla sicurezza ed alla competitività dei prodotti agricoli in Europa e nel Mondo.

Il bilancio della PAC per il periodo 2014-2020 prevede una dotazione complessiva di 408,31 miliardi di EUR sotto forma di finanziamenti UE, di cui 308,73 miliardi destinati ai pagamenti diretti e alle misure di mercato (il cosiddetto "primo pilastro") e 99,58 miliardi per lo sviluppo rurale (il cosiddetto "secondo pilastro"). Tanto per citare dei numeri, la PAC in Italia investirà entro il 2020 circa 37,5 miliardi di euro di cui 27 dedicati ai pagamenti diretti e 10,4 per lo sviluppo rurale.

La PAC post 2020 si propone di incoraggiare l’utilizzo di tecnologie moderne a sostegno degli agricoltori e garantire maggiore trasparenza del mercato, incoraggiare e sostenere il ricambio generazionale in agricoltura; maggiore attenzione anche ai consumatori nel rispondere in merito alla sostenibilità delle produzioni, alla food safety, allo spreco alimentare e al benessere degli animali. Un punto centrale sarà la creazione di una piattaforma a livello europeo sulla gestione del rischio per far fronte in modo concreto alle incertezze dovute ai cambiamenti climatici, alla volatilità del mercato e altri rischi del settore.

Al netto della questione, si deve indicare anche il contesto in cui arriva questa comunicazione e in che periodo storico si inserisce la discussione della politica agricola comune. Una Brexit in fase di negoziazione, la crisi di gran parte se non quasi tutte le democrazie parlamentari in Europa e in particolare le sue socialdemocrazie, per arrivare poi direttamente al 2019, anno in cui sono fissate le elezioni per il Parlamento europeo e la nuova Commissione. Un quadro non semplice, con molte insidie di carattere economico e politico che invadono tutto l’ambiente che ruota attorno e/o vive quotidianamente dei lavori delle istituzioni Ue. La preoccupazione è palpabile per un occhio attento, anche se ogni attore, sia esso istituzionale o privato, a Bruxelles, in pieno stile fiammingo, continua pragmaticamente e instancabilmente a fare il suo lavoro come nulla fosse.

La discussione oggi è sul quadro finanziario pluriennale (QFP) che sarà presentato a maggio e sul quale incombe l’incognita della maggior contribuzione (dall’attuale 1.1% all’1.2% del PIL) degli Stati membri proposta dal presidente della Commissione Juncker ma non ancora ufficializzata; anche da questo si capirà quanto la Brexit effettivamente inciderà sulla riduzione del budget della PAC. Per effetto del “goodbye” della Gran Bretagna, la politica agricola comune subirà una perdita all’incirca di 4 miliardi di € l’anno, che ad oggi sembrerebbe attestarsi realisticamente tra il 15-20% nonostante la strenua opposizione di tutte le più grandi organizzazioni di lobby agricola europee e dei parlamentari europei dei paesi del mediterraneo (Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Croazia, Grecia) che non mancano inoltre di sottolineare come sia un aspetto fondamentale mantenere il sistema attuale a due pilastri senza inserire assolutamente il cofinanziamento nazionale sul primo pilastro (pagamenti diretti).

Saranno mesi cruciali questi, che vedranno impegnati come non mai Commissione, rappresentanze permanenti e capi di Stato nella definizione del nuovo QFP, il tutto sotto l’egida della Bulgaria insediatasi alla presidenza del Consiglio Ue a gennaio e che avrà il compito di gestire al meglio l’agenda dei lavori fino a giugno quando la Commissione Ue avrà già presentato le prime proposte legislative della PAC.

 


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