Cosa significa dispersione scolastica? La dispersione è un fenomeno complesso che comprende in sé aspetti diversi e che investe l'intero contesto scolastico-formativo . Il termine dispersione scolastica e riguarda il soggetto che si disperde e il sistema che produce dispersione. Secondo il Rapporto  Istat "Noi Italia 2014", la scelta di non proseguire gli studi, spesso indice di un disagio sociale che si concentra nelle aree meno sviluppate, non è assente neanche nelle regioni più prospere, dove una sostenuta domanda di lavoro può esercitare un’indubbia attrazione sui giovani, distogliendoli dal compimento del loro percorso formativo in favore di un inserimento occupazionale relativamente facile. In Italia, sebbene il fenomeno sia in progressivo calo, si è ancora lontani dagli obiettivi europei: nel 2012 la quota di giovani che ha interrotto precocemente gli studi è pari al 17,6 per cento, il 20,5 tra gli uomini e il 14,5 tra le donne.Nella maggior parte delle regioni, soprattutto in quelle meridionali, il traguardo del contenimento degli abbandoni al di sotto del 10 per cento appare lontano. Nel 2012 il fenomeno degli early school leavers coinvolge ancora il 21,1 per cento dei giovani meridionali ed il 15,1 per cento dei coetanei del Centro-Nord.


L’incidenza maggiore si segnala in Sardegna ed in Sicilia, dove circa un giovane su quattro non porta a termine un percorso scolastico/formativo dopo la licenza media. Valori decisamente elevati si osservano anche in Campania (21,8 per cento), e Puglia (19,7 per cento). Quote elevate di abbandoni si riscontrano anche in alcune aree del Centro-Nord (principalmente in Valle d’Aosta e nella provincia autonoma di Bolzano).

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abbandono
Analizzando, allo stesso tempo, i dati riguardanti la tutela degli studenti e gli investimenti per quanto riguarda il diritto allo studio,  risulta evidente la disuguaglianza tra le regioni italiane.  Sempre secondo il Rapporto  Istat "Noi Italia 2014", per le politiche a sostegno dell’apprendimento della popolazione e dell’aumento delle conoscenze, le regioni italiane mostrano comportamenti distanti tra loro: le regioni del Mezzogiorno, caratterizzate da una maggiore presenza di popolazione in età scolare, sono quelle che investono relativamente di più in questo settore, con una quota media dell’area pari al 6,4 per cento del Pil. Nelle altre ripartizioni, la spesa in istruzione e formazione in rapporto al Pil è decisamente più bassa; nel Centro-Nord resta ferma appena al di sotto del 3 per cento. Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia sono le regioni dove l’incidenza della spesa pubblica in istruzione e formazione è risultata più elevata (tra il 6,1 e il 7,2 per cento del Pil nel 2011). Tra le aree del Centro-Nord, la Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e di Bolzano mostrano valori superiori rispetto all’ambito geografico di appartenenza: la spesa per istruzione della regione Valle d’Aosta è pari al 5,0 per cento del Pil mentre Trento e Bolzano presentano valori pari rispettivamente al 4,7 e al 4,8 per cento del Pil.”
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