di Serena Fagnocchi

 

“I giovani non sanno fare battaglie, non sanno stare assieme, non lottano. Mica come noi che quando eravamo giovani ci siamo conquistati i nostri diritti! ”
Quante volte abbiamo sentito questa frase, indubbiamente vera. Tuttavia ogni volta mi lascia l'amaro in bocca, perché ha il sapore di una rivendicazione e non di una analisi.

Io credo che questo giudizio sia sì fondato, ma parziale e soprattutto dimentichi le differenze tra gli anni delle grandi conquiste sindacali e oggi.

 

Intanto negli anni '70 il lavoro c'era. Dal dopoguerra c'è sempre stata una forte espansione, i periodi di crisi brevi e circoscritti. Chi protestava sapeva che sempre qualcuno che ti avrebbe preso, i lavoratori servivano ovunque e ne servivano molti. Oggi invece siamo da almeno venti anni in un forte rallentamento dell'economia nazionale, e dal 2008 all'interno di una crisi economica mondiale epocale che sta divorando aziende e posti di lavoro, soprattutto all'interno di Paesi come il nostro che non han saputo innovare e puntare sulla ricerca nei periodi di crescita.

 

Altra cosa: negli anni 70 tutti i lavoratori condividevano la stessa condizione e la medesima mancanza di diritti. Dalla fine degli anni '90, con l'introduzione del pacchetto Treu e l'introduzione della cosiddetta flessibilità (senza tutele), invece si assiste a una frattura interna nel mondo dei lavoratori: ci sono lavoratori con pieni diritti e lavoratori senza diritti o con diritti parziali. E questa è anche una frattura generazionale, per meri motivi temporali: chi entrava nel mondo del lavoro da lì in avanti aveva meno diritti e a farlo erano ovviamente i più giovani, mentre chi era già dentro manteneva i diritti con cui era entrato, e erano i meno giovani. All'inizio poi questi sono la stragrande maggioranza, ma man mano che passa il tempo la schiera dei precari aumenta in modo considerevole, ma senza mai diventare la maggioranza. Quindi la frattura è fortemente asimmetrica: i precari sono deboli e minoranza.

 

 

Questa cesura nel mondo dei lavoratori non si è mai vista prima e inserisce un elemento molto subdolo che ostacola la possibilità di fare vere battaglie comuni, poiché non esiste uno stato di partenza comune tra i lavoratori come invece avveniva negli anni '70, in cui tutti condividevano la stessa condizione e potevano unirsi in rivendicazioni comuni. Potevano sentirsi classe.

Inoltre oggi risulta molto difficile protestare senza rischiare la cosiddetta guerra tra poveri, lavoratori contro lavoratori. Una critica che emerge infatti ogni qual volta qualcuno della parte debole protesta per la differenza di diritti, definendoli privilegi di pochi (una protesta dal punto di vista squisitamente logico ineccepibile), richiamando all'ordine la protesta. Tuttavia, mentre ho visto piazze piene di giovani difendere le pensioni dei meno giovani, ancora non ho visto grandi mobilitazioni trasversali per i diritti negati dei più giovani.

 

E tutto questo avviene in una società in cui l'adolescenza è allungata in modo indefinito e non si entra mai davvero nell'età adulta. Ormai esiste una larghissima letteratura a proposito. Qui e qui.

I giovani degli anni '70 hanno ucciso il padre, un padre dispotico e autoritario, guadagnandosi allo stesso tempo l'età adulta e enormi conquiste dei diritti sul lavoro e nella vita personale, contribuendo con la forza delle loro battaglie alla costruzione di un nuovo assetto politico-lavorativo-sociale.

Le nuove generazioni oggi sono tenute invece proprio da questi padri in una infinita infanzia: persone inadatte alla fatica e per lo più incapaci a gestire conflitto e fallimento. Gli stessi padri che han tanto combattuto e affermato loro stessi, come individui e collettivamente, in un nuovo ordine sociale, han consciamente o meno contribuito alla formazioni di nuove generazioni remissive. Dovendo inventare un nuovo modello genitoriale (poichè il precedente lo hanno combattuto e seppellito) ne han proposto uno tollerante e amicale, dove i dispotici genitori sono sostituiti da nuovi modelli comprensivi e compiacenti, che sollevano i figli da molta della fatica del vivere e del guadagnarsi le cose. Un modello più di accudimento che di responsabilizzazione.

In questo schema sono ammesse solo estemporanee ribellioni sotto la loro approvazione, proteste educate e comunque entro confini di legittimità decisi da loro. “Ribellati figlio, basta che poi dopo il casino torni a casa stasera a cena che la mamma ha fatto le lasagne”.

Dei padri che sono disposti tutto pur di proteggere i propri figli, ma che han smesso di ragionare in termini collettivi. Questa contraddizione emerge se si esce dal contesto familiare e si entra in quello sociale-lavorativo.
Nei luoghi di lavoro questi padri e questi figli convivono, ma non sono fianco a fianco: i padri degli uni sono a lavorare coi figli degli altri, e il modello protettivo salta. Il padre torna ad essere il giovane adulto degli anni '70 che si lamenta della scarsa vitalità dei giovani e li biasima per non essere in grado di fare ciò che loro invece han fatto. Il giovane viene definito “bamboccione” proprio da coloro che lo han cresciuto così. Non è compreso ma subisce il disprezzo dell'adulto senza avere ricevuto gli strumenti per contrastarlo.

 

Intanto i giovani degli anni '90 crescono e diventano meno giovani, ma la loro condizione è rimasta essenzialmente discriminata rispetto ai lavoratori a piene tutele. Sono invecchiati senza ottenere i pieni diritti e senza diventare adulti. 

Con evoluzioni piuttosto grottesche negli ultimi anni: una nuova generazione di politici al potere figli di questa situazione, più cinici che rivoluzionari, che usano i padri invece di combatterli. Il risultato è quello di avere aumentato ulteriormente quella distanza, dimenticando ancora una volta di accompagnare alla progressiva flessibilità nella riforma del lavoro le necessarie tutele per non trasformare i lavoratori in merce. 

Intanto nuove schiere di persone nate negli anni '90 fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro a fianco di persone di cui potrebbero essere figli, con la stessa mancanza di tutele, divenuta stato esistenziale. 
Padri e figli di nuovo assieme, non adulti per contratto.

 

@SerenaFagnocchi

 

 

 

 


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