di Luca Gatti

 

Tra i tanti slogan ripetuti dal Movimento 5 Stelle negli ultimi cinque anni, ce n’è uno che mi colpisce ogni volta che lo sento per come viene usato: “Noi non ci alleiamo con nessuno”.

Uno slogan che sottintende due fronti: Noi, i puri, i buoni, gli onesti. Voi, gli impuri, i disonesti e gli arraffoni con i quali è impossibile allearsi. Come se tutte le persone che fanno politica, dal Pd alla Lega, da Forza Italia a Liberi e Uguali, da Potere al Popolo a Forza Nuova, fossero lì solo per arraffare qualcosa a scapito degli onesti cittadini. Uno spirito che in altre stagioni politiche sarebbe stato bollato come folle, perché di persone brave, oneste e che mettono a disposizione il proprio tempo per cause in cui credono ve ne sono in tutti i partiti. 

 

E questo Noi contro Voi, ormai insito in taluni italiani, altro non è che l'essenza di quello che chiamiamo populismo. Noi i buoni, voi i cattivi. Come se decenni di problemi complessissimi, dalla questione meridionale all'alto livello di tassazione, dal debito pubblico fino a scontri politici, governi e primi ministri caduti su questa o quella scelta politica fossero semplici banalità. E come se una classe politica (non certo idilliaca!) indistintamente dal Partito di appartenenza, fosse un incrocio tra la più oscura massoneria e la banda dei 40 ladroni. Per rendersene conto basta sentire uno dei tanti show del bravissimo comico genovese che girano in rete.

 

Eppure sono passati cinque anni da quando 163 tra deputati e senatori sono stati eletti in parlamento urlando al cambiamento e alla guerra contro i partiti che fino a pochi mesi prima avevano loro stessi votato. Cinque anni in cui i deputati del Movimento 5 Stelle hanno percepito ogni mese lo stipendio, che al di là delle auto decurtazioni (lodevoli ma che anche altri deputati fanno) costituiscono ottimi salari confrontati a quelli della maggioranza degli italiani. E per fare cosa? Per quale ragione hanno percepito un lauto stipendio di 60 mensilità? Ovviamente per parlare, discutere, proporre e scontrarsi su una miriade di complesse questioni, nell’interesse dei cittadini italiani. Anche di coloro che non li hanno votati (il 75%) poiché da tutti vengono pagati.

 

Cinque anni di stipendi dicevo in cui sono emerse delle figure politiche e oratorie interessanti: Di Battista, Fico, Orellana (che poi ha lasciato il Movimento 5 Stelle per dissidi politici) e altri di cui non ricordo il nome. Altri, probabilmente di valore politico inferiore sono passati inosservati se non addirittura catalogati dai giornalisti come peones che hanno partecipato ai lavori delle Commissioni Parlamentari votando quello che i vertici del M5S indicavano di votare.

 

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