di Valeriano Giambitto

 

Ci sono parole che puntualmente in ogni campagna elettorale tornano centrali nel dibattito politico rievocando tematiche di grande impatto sull’elettorato: pensioni, lavoro, salute, sicurezza, tasse, ambiente, giovani.

 

Termini molto spesso abusati che, uniti alle proposte e alle promesse più disparate, rischiano di fare invidia persino ai comizi di Cetto La Qualunque. A questa gara dove sembra trionfare chi spara la promessa più grossa senza preoccuparsi della sua realizzabilità, delle coperture economiche, della tenuta sistema Paese non dobbiamo partecipare per rispetto dell’intelligenza degli italiani. Lasciamo gli slogan futili a chi basa la politica sull’inganno e l’illusione dei cittadini. Una forza seria e responsabile che si candida a guidare il Paese lo fa con chiarezza e verità, guardando gli italiani negli occhi e mettendo sul tavolo proposte realizzabili. La credibilità è data dal grande cammino riformista intrapreso negli ultimi Governi, lungo il quale le risposte concrete hanno messo all'angolo il grande mercato delle chiacchiere inconcludenti.

 

Un piccolo esempio: l’università e la ricerca. Dopo decenni di tagli lineari che avevano tolto fondi e dignità a un settore nevralgico per lo sviluppo economico e culturale di un Paese si è tornato ad investire milioni di euro per i nostri Atenei e per i centri di Ricerca.

 

È di questi giorni la nota del Miur in cui si dà comunicazione dell’entrata in vigore dell’aumento dell’importo minimo della borsa di dottorato, secondo quanto disposto dalla legge di bilancio dello scorso dicembre. Il decreto fissa così l’importo netto della borsa di dottorato di ricerca a 1132,72 euro mensili, con un aumento di €125,86 rispetto alla rata mensile stabilita in precedenza. Un grande risultato che riconosce ai dottorandi il valore del proprio percorso formativo e di lavoro. Era da 10 anni che la borsa di dottorato non veniva aumentata.

 

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